Chissà, tra dieci, quindici anni, racconterà. Magari in un senza giacca del futuro, comunque circondato da giornalisti plaudenti, sorridenti e accondiscendenti. Racconterà, Massimiliano Allegri, tornato dopo due stagioni da disoccupato sulla panchina della Juve che domenica prossima ospiterà la Roma per quella che è la madre di tutte le partite per la quasi totalità dei tifosi giallorossi. Racconterà, il mister, con il suo accento livornese, di come nel corso della sua carriera, in almeno due occasioni, soprattutto in una, sia stato a un passo da diventare allenatore della Roma.

 

Racconterà, in particolare, di quella prima volta che gli arrivò una telefonata con il prefisso della Capitale. Numero conosciuto. Quello di Franco Baldini che, al suo secondo anno dal ritorno a Trigoria, e prima delle successive dimissioni, aveva capito che dopo l'esperienza troppo in fretta volatizzata di Luis Enrique, il buco nero del ritorno di Zeman e l'amaro interregno di Andreazzoli, c'era bisogno di un grande allenatore per rialimentare un entusiasmo in rapida e discesa. Dunque, Allegri. Che, all'epoca, stava non più troppo comodamente seduto sulla panchina del Milan. Dove il grande capo Silvio Berlusconi, aveva cominciato a puntare il dito sull'allenatore, non considerandolo più all'altezza del suo grande Milan che, peraltro, stava sfiorendo anno dopo anno. Quindi, contatto con Max. Portato avanti da Baldini, Pallotta entusiasta dell'idea, il direttore sportivo Sabatini pronto, come sempre, a concretizzare un mercato all'altezza. Quando Allegri racconterà, ci dirà di come furono parecchi i contatti tra le parti. Contatti in cui furono stilati programmi, indicati giocatori, parlato anche di soldi e anni di contratto. Al punto che fu pure stilato il contratto, con tanto di sì del tecnico. Quel contratto fu sistemato in un cassetto di una scrivania di Trigoria, si aspettava solo la conclusione della stagione per renderlo ufficiale e dire al mondo «Allegri è il nuovo allenatore della Roma».

 

Non si erano però fatti i conti con Adriano Galliani. Il dirigente rossonero, uno dei pochi a cui Berlusconi dava ascolto, non voleva perdere il suo allenatore, convinto che trovarne uno migliore per i rinnovati sogni di gloria rossoneri, non sarebbe stato facile. Con il padrone del vapore, cominciò un'opera di convincimento per trattenere il tecnico. Goccia dopo goccia, convinse Berlusconi a organizzare una cena con Allegri nella residenza di Arcore. Tra una portata e l'altra, sua emittenza si convinse che non sarebbe stato utile salutare il suo allenatore, fiducia confermata ad Allegri. E per la Roma addio a Max. Le conseguenze furono che la Roma, dopo una partita horribilis il giorno prima del ventisette maggio, decise per una scelta straniera. Arrivò, come si ricorderà, il francese Rudi Garcia che, almeno nella prima stagione cominciata con dieci vittorie consecutive in campionato, riuscì ad allontanare il ricordo di quella horribilis partita («i derby non si giocano, si vincono») e, pure, quello di Massimiliano Allegri che, forse, si convinse a fare retromarcia anche perché il suo amico Franco Baldini nel frattempo aveva rassgnato le dimissioni dalla Roma. Di sicuro, sappiamo con certezza che quel contratto siglato con la Roma per molto tempo è rimasto nel cassetto della scrivania di Trigoria.

Il secondo contatto ravvicinato di tipo cash, tra la Roma e l'allenatore livornese, è andato in scena, più o meno un anno fa, esattamente il cinque ottobre del duemilaventi. Il giorno prima la Roma di Fonseca aveva vinto a Udine con un gol di Pedro, ma l'aria che circolava attorno al tecnico portoghese, si era già capito che non era propedeutica a un rinnovo del contratto in scadenza il trenta giugno di quest'anno. Del resto il fatto che a Fonseca non fosse stato prolungato il contratto, era un segnale evidente di come, la nuova proprietà, fosse intenzionata a cambiare allenatore. E così, tanto per portarsi avanti con il lavoro, il cinque ottobre andò in scena una videoconferenza. Dan e Ryan Friedkin da una parte, Massimiliano Allegri dall'altra. Una lunga chiacchierata per conoscersi, confrontarsi, capirsi su quello che sarebbe stato il nuovo progetto Roma. Ai Friedkin, del resto, qualcuno aveva detto che uno degli errori più gravi commessi da Pallotta, era stato quello di non aver mai scelto un fuoriclasse per la panchina. E allora perché non provarci con Allegri? Che, dal canto suo, fece capire di essere disponibile, indicando anche alcune direttive per migliorare e completare la Roma. Sembrava l'inizio di un accordo. Sembrava, perché non ci fu un secondo contatto. Però l'idea del grande allenatore i Friedkin non l'abbandonarono. E allora quando Mourinho è stato esonerato dal Tottenham, ci hanno messo un attimo a convincerlo. Magari sperando, come noi, che domenica prossima a Torino, rifaccia vedere l'orecchio ai tifosi bianconeri.