Insostituibile. Lo dicono i numeri, lo dice soprattutto José Mourinho. Che ieri, nella conferenza stampa della vigilia della sfida contro l'Udinese, non si è nascosto dietro le parole a proposito della titolarità delle due maglie da mediano, «giocano Cristante e Veretout». Punto e basta, con buona pace di Diawara, Villar, Bove e Darboe. Per Veretout questa insostituibilità poteva essere prevista. Intanto perché nella rosa giallorossa non c'è un altro giocatore con le caratteristiche del francese, chiunque dovesse prendere il suo posto dovrebbe comunque adattarsi. Meno scontata, al contrario, era l'inamovibilità di Bryan Cristante. Soprattutto perché durante la lunga finestra del mercato estivo, la Roma non aveva mai nascosto di essere alla ricerca di un centrocampista-regista con capacità di interdizione e in grado di garantire una maggiore personalità a tutta la squadra. In sostanza, un leader, con un nome e cognome, Granit Xhaka, con Bryan che sarebbe scalato nel ruolo di terzo titolare, un po' come il sesto uomo nella pallacanestro.

 

Lo svizzero, però, è rimasto all'Arsenal, non è arrivato nessun altro centrocampista, Cristante tocca a te. Ma la scelta ci consegnargli una maglia da titolare, non è stata soltanto figlia legittima del fatto che le alternative a disposizione, come ci ha fatto capire ieri Mourinho, non ispirano fiducia. Sì, ci sarà anche questo, ma il motivo principale è che il tecnico portoghese avrebbe puntato a prescindere sul giocatore arrivato nell'estate del duemiladiciotto a Trigoria, acquistato dall'Atalanta. Mourinho, quando ne aveva avuto l'occasione, non aveva mai fatto mancare le sue parole di apprezzamento nei confronti del giocatore. Come, per esempio, durante l'Europeo, quando disse che il nostro ct Roberto Mancini nel momento in cui doveva fare una sostituzione, si girava a destra, poi a sinistra, quindi faceva entrare Cristante. Un'investitura in piena regola che i fatti, partita dopo partita, stanno confermando. Ribadendo come le parole di De Rossi, nel momento del suo addio, «io ne vorrei dieci di Cristante nella Roma», non erano state certo un complimento vuoto di sostanza.

 

 

 

E Bryan, come sempre più di sempre, sta rispondendo, bene, presente. A eccezione della partita di domenica scorsa a Verona, il centrocampista in campo ha sempre garantito sostanza, geometrie, intelligenza tattica, due gol, uno in campionato un altro in Conference League, a impreziosire il tutto. Ma, soprattutto, non ha saltato una partita. Stasera i giallorossi giocheranno l'ottava gara ufficiale della stagione: Cristante per sette volte (compresa la gara di oggi contro l'Udinese) ha fatto parte della formazione titolare rimanendo in campo fino al fischio finale. Solo contro il Cska è partito dalla panchina, per poi comunque entrare nella mezzora finale di una gara che era l'esordio nel girone di Conference (contro i turchi del Trabzonspor nel playoff aveva segnato il primo gol della gara di ritorno all'Olimpico).

Un sempre presente, insomma, una costante peraltro nella sua carriera. Nonostante, come si ricorderà, Cristante in tutti i precampionato difficilmente è stato inserito nella formazioni titolari con cui ci si confronta durante i mesi estivi. E invece è stato una garanzia di continuità. Nella sua prima stagione in giallorosso, 2018-19, ha messo insieme quarantaquattro presenze (trentatrè da titolare) su un totale di quarantotto partite ufficiali giocate dalla Roma (trentotto in campionato, sette in Champions, due in coppa Italia). Nella seconda stagione le presenze si sono fermate a trentatrè (ventisei in campionato, cinque in Europa League, due in coppa Italia), ma solo perché limitato da un prolungato infortunio (l'unico subito da queste parti, quasi un record per un giocatore della Roma, Bryan si fermò per un problema agli adduttori) e da un paio di gare saltate per squalifica (cosa che gli è capitata in tutte le stagioni). Nell'annata 2020-21 ne ha giocate quarantotto (trentasei da titolare, trentaquattro in campionato, tredici in Europa League, una in coppa Italia), ennesima conferma di una continuità di rendimento e disponibilità che dalle parti di Trigoria è più o meno un inedito vietato a quasi tutti gli altri.

 

Ora, finalmente, sembra che un po' tutti si siano resi conto se non altro dell'utilità di avere sempre a disposizione un giocatore come Cristante. Non solo perché il suo lo fa quasi sempre, ma anche perché all'allenatore garantisce una duttilità tattica che è di pochi. Arrivato dall'Atalanta come trequartista-goleador, Bryan da queste parti lo abbiamo visto giocare da difensore centrale a trequartista (pochissime volte per la verità), passando per i ruoli di interno di centrocampo e, ora, mediano in coppia con l'ormai inseparabile Veretout. E quella di Cristante sembra davvero una vita da mediano che risponde sempre presente.