Celestiale colpo di tacco dell'uomo del cucchiaio. Cross di Pessotto. Piattone sinistro di Marco Delvecchio, gol, Italia in vantaggio nella finale degli Europei del Duemila contro la Francia campione del mondo. Francia che solo a leggere i nomi faceva paura, Henry, Trezeguet e Wiltord in attacco giusto per ricordare chi poi infranse il sogno del secondo europeo colorato d'azzurro. SuperMarco quel sogno lo aveva quasi materializzato, unico giocatore italiano capace di segnare in una finale europea con Riva e Anastasi. Solo che questi ultimi due alla fine della partita contro la Jugoslavia alzarono la coppa, Delvecchio e i suoi compagni no, puniti all'ultimo secondo dei tempi regolarmentari da Wiltord e poi giustiziati da quell'obbrobrio sportivo che è stato il golden gol, Trezeguet l'esecutore. Ventuno anni dopo, l'uomo che si è ritagliato un posticino nel cuore di qualsiasi tifoso giallorosso se non altro per le nove pere segnate nel derby, vive tra Dubai e Roma, continua a seguire il calcio anche se non con lo stesso trasporto di quando era un attaccante amato come pochi dalla Sud.

 

Marco te la ricordi quella finale?
«Benissimo. Un sogno spezzato. Arrivammo a un passo dal vincere l'Europeo. E per certi versi lo avremmo anche meritato».

 

 

 

È stato il grande rimpianto della tua carriera?
«Un rimpianto non può non esserlo. Però bisogna essere onesti».

In che senso?
«Secondo me in quella maledetta finale che non vincemmo per una questione di pochi secondi, pagammo la fortuna che avevamo avuto nella semifinale contro l'Olanda».

 

Perché fortuna? Toldo parò un rigore dopo l'altro.
«Bravissimo Toldo, ma gli olandesi crearono tantissime occasioni, con onestà bisogna dire, a distanza di tempo, che avrebbero meritato di più. In quella partita ci andò tutto bene, ma ne pagammo le conseguenze in finale».

Intendi da un punto di vista fisico?
«Sì. I centoventi minuti contro l'Olanda, ci avevano sfiancato. Arrivammo alla sfida con la Francia con poche energie. Negli ultimi quindici minuti della finale eravamo cotti. In più ci si mise pure l'arbitro».

 

Come l'arbitro?
«Fece giocare quattro minuti di recupero che non c'erano. Sarebbe stato sufficiente uno in meno per vincere. E rendere il mio gol ancora più importante di quello che pure è stato. Perché un gol in una finale rimane sempre un gol nella finale. In pochi possono dire di averlo segnato».

In quella Nazionale l'attacco era colorato di giallorosso.
«Io, Totti e Montella. E poi Del Piero e Inzaghi. Zoff in panchina poteva stare tranquillo, eravamo un grande reparto offensivo».

 

Con Zoff che rapporto hai avuto?
«Uguale a quello che ho avuto con tutti i tecnici che mi hanno allenato. Ovvero un rapporto di professionalità e serietà. Tutti hanno sempre saputo di poter contare su Delvecchio».

Peccato solo non averlo vinto quell'Europeo. Si dice che in caso di vittoria azzurra Totti avrebbe vinto il Pallone d'oro.
«Peccato sì, anche perché dopo trentadue anni avremmo riportato il titolo Europeo in Italia. E Totti sul serio avrebbe potuto vincere il Pallone d'oro. Disputò un Europeo straordinario e quel cucchiaio su rigore nella semifinale, lo aveva consacrato nel mondo».

 

Ora ci sarà un nuovo Europeo. L'Italia di Mancini come ti sembra?
«Un'ottima squadra. Costruita da un tecnico con le idee chiare e che è arrivata dopo un periodo in cui il nostro calcio ha avuto qualche difficoltà».

Può vincere l'Europeo?
«Si giocherà le sue carte. È un bel mix di giocatori esperti e giovani di grande qualità. In difesa ha giocatori che sanno cosa vuol dire vincere e in attacco ragazzi che hanno la sfacciataggine giusta».

 

E a centrocampo?
«Anche qui c'è qualità, ma secondo me manca qualcosa».

Cosa?
«Un De Rossi. Un giocatore, cioè, in grado di essere un leader e un trascinatore.

 

Un De Rossi manca pure alla Roma?
«De Rossi manca a chiunque».

Ti ha sorpreso l'arrivo di Mourinho sulla panchina giallorossa?
«Sì. È stata una scelta splendida, ha esperienza, carisma, leadership per far fare un salto di qualità alla Roma. Mi sarebbe piaciuto molto essere allenato da Mourinho. E credo che questo valga per qualsiasi giocatore».

 

Oltre al tecnico, però servono i calciatori.
«Ci sono. Io credo che alla Roma manchino due-tre giocatori in grado di completare e migliorare la rosa che già c'è».

In quali ruoli?
«Questo lo decideranno società e tecnico. Io posso dire che in attacco Dzeko-Borja Mayoral sono due che hanno tutto. Se poi arriva un nuovo centravanti...».

 

Chi?
«Vlahovic. So che è quasi impossibile prenderlo, ma il serbo ha tutto per far innamorare i tifosi giallorossi».

Un po' come SuperMarco.