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ESCLUSIVA TELERADIOSTEREO – LUIGI DELNERI: “DI CARLO HA RIDATO UN’ANIMA AL CHIEVO. LA ROMA HA AVUTO DELLE DIFFICOLTÀ MA RESTA UNA SQUADRA FORTISSIMA”

Written by on 7 Febbraio 2019

In attesa del ritorno della Champions, la Roma scenderà in campo venerdì a Verona contro il Chievo in quella che sarà la seconda partita del 23° turno di Serie A. Ed ai microfoni di Teleradiostereo è intervenuto Luigi Delneri che, tra le altre, è stato proprio allenatore sia del clivensi che dei giallorossi. Queste le sue parole.

 

Cosa c’è che non va nel Chievo di questa stagione?

La partenza è stata difficile. La squadra è partita con un handicap di punti e i vari cambi di allenatore non le hanno fatto trovare continuità. Di Carlo però ha tirato fuori lo spirito del Chievo perché ha richiamato la vecchia guardia.

Perché secondo lei Giaccherini non ha avuto un’altra possibiltà in una grande squadra?

La verità è che a Napoli non ha trovato continuità e sicuramente è riconoscente verso il Chievo che gli ha permesso di tornare ad alti livelli.

Che idea si è fatto della Roma?

Sono partiti alcuni giocatori. Ha trovato delle difficoltà inaspettate ed ogni tanto ha dei blackout inaspettati, tralasciando la partita contro la Fiorentina che ha fatto storia a sé essendo un caso estremo. Eusebio è un uomo che conosce bene l’ambiente dato che è stato anche giocatore. Poi ha valorizzato diversi giocatori come Zaniolo, Under ed El Shaarawy. Quando ti manca uno come De Rossi a centrocampo è ovvio che qualcosa paghi. Se invece parliamo di Schick e Dzeko, parliamo di calciatori che sono sempre capaci di colpi starordinari.

La Roma ha avuto 25 infortuni muscolari. Lei da allenatore come si comportava quando magari viveva situazioni del genere?

Ci deve essere un lavoro sinergico con lo staff. Gli infortuni però non dipendono solo ed esclusivamente da fattori estetici, ma anche da fattori puramente privati e da situazioni ambientali che possono minare la serenità di un giocatore.

Quando si è reso conto che per le mani aveva un gioiello come il Chievo?

La nostra vera vittoria è stata non cambiare atteggiamento dalla Serie B alla Serie A. Bisognava tenere quell’attenzione e quella ferocia tattica, ed infatti i risultati ci hanno dato ragione.

Perrotta giocava mediano con lei…

In realtà con noi giocava sempre tra i trequartisti, anche se a volte potevo farlo giocare come secondo centrocampista vicino ad Eugenio Corini.

Ci può dire qualcosa sull’anno che fece a Roma?

Quella è stata un’annata particolare. Con l’esclusione dalla Coppa Campioni, inoltre avevamo perso Emerson e Samuel ed era difficile, bisognava aspettare. Giocavamo con Mancini, Totti, Montella e Cassano, tutti e quattro assieme in zona offensiva. Era una squadra che sarebbe andata bene per la Premier di oggi in realtà, perché era fin troppo propositivo.

Lei si dimise e, come ben sa in Italia, le dimissioni non sono molto praticate…

I risultati non erano dalla nostra parte, ma non avevamo neanche a base per combattere per i primi quattro posti, giocavamo con giocatori come Scurto e De Martino. Non avevamo oggettivamente la struttura per puntare in alto.

Ci dice cosa è successo quando lei allenò il Porto?

Anche là è stato un anno particolare, diciamo che è difficile cambiare certe abitudini. Io poi venivo dal Chievo dove si lavorava molto. Ho fatto giocare giocatori come Pepe e Bosingwa che come poi abbiamo visto tutti hanno fatto una grande carriera.